Perché occorre lavorare per costruire più che per eliminare qualcosa

Nell’ascoltare le posizioni di alcune comunità e movimenti di opinione e d’azione, anche di quelli nati a favore di Diritti Civili o per la cura delle dipendenze, noto spesso un “errore” linguistico che denota ignoranza (nel senso di “non sapere”) in termini linguistici, spirituali ed energetici: si usa facilmente la preposizione “contro” per posizionarsi in una parte chi si mette in antitesi ad un’altra o per condannare le droghe, l’omofobia, le guerre, l’inquinamento, il fumo… La preposizione “contro” non fa che riconoscere e dare importanza all’oggetto pronunciato! E’ sempre uno sbaglio “essere contro”, dividere una realtà che non è affatto divisa.

Finché il pensiero, o addirittura la filosofia di fondo della propria azione sarà questa, proseguiranno i conflitti, le comunità di cura e i centri di accoglienza continueranno a riempirsi di tossicodipendenti, alcolisti, piccoli criminali, poveri, immigrati…

L’impostazione corretta a livello linguistico si basa sul “per”: costruiamo qualcosa di buono e costruttivo per curare e soprattutto per prevenire i danni che la debolezza umana si autoinfligge usando il primo mezzo che gli capita a disposizione (depressione, droghe, pratiche masochistiche, aggressività, isolamento… suicidio).

Al livello spirituale vale l’Amore, non l’odio: l’Essere consapevole e illuminato non è “contro” niente e nessuno, perché sa che l’Universo è Uno e indivisibile. A livello energetico, nominare un avversario lo rende reale e semmai più forte. L’energia va perciò focalizzata sul fare qualcosa di positivo al fine di ottenere un risultato utile per sé e per la comunità di riferimento, non per combattere qualsivoglia persona, gruppo di persone, oggetto, mezzo.

Gli alcolici sono disponibili ovunque, eppure io non li bevo.

Le sigarette si trovano ovunque, eppure io non le fumo.

Si può giocare d’azzardo ad ogni angolo delle città, eppure io non gioco.

Si può perdersi davanti alla televisione o a internet, eppure io non mi ci perdo.

Si può tifare per una squadra insultando gli avversari. Io non lo faccio più da anni perché ho imparato ad ammirare la bellezza dei gesti e delle parole, a prescindere dalle maglie che si indossano, dai colori che si difendono, dai partiti che si votano.

Dobbiamo perciò rinunciare ad “essere contro” e cominciare a pensare sempre “per”: la sanità mentale, la consapevolezza, il saper comunicare e condividere, il rispetto di ogni singola Persona e della Natura.
Aiuta molto in questo percorso il fatto di avere uno Scopo che motivi e dia un senso a questa esistenza.