In molte incontri di cultura si finisce col chiedersi che cosa sia la poesia: ognuno dà una risposta più o meno credibile, creativa, personale… penso che non ci sia una definizione universalmente valida. La Poesia è fondamentalmente un fare, ma non un fare qualunque: nel concetto e nella parola stessa si nasconde un principio di armonia e verità sintomatico e, al tempo stesso, misterioso. Anche per questo la Poesia non può essere intesa riduttivamente come un semplice genere letterario, perché va oltre i limiti delle categorie letterarie. Come genere, la poesia è probabilmente la forma in assoluto più creativa che esista a livello linguistico: è un modo di far fluire le parole liberamente, liberi da condizionamenti, da regole e abitudini verbali degli idiomi e della stessa cultura di riferimento… Ciò avviene perché le associazioni linguistiche nascono in gran parte nella zona più istintiva, intuitiva, infinita dell’essere e scendono direttamente, per lo più senza filtri di pensiero razionale, sul foglio bianco; per gli altri generi ciò è comunque possibile, ma la struttura stessa di un romanzo, ad esempio, più si presta a pause di riflessione, a ragionamenti logici sullo scritto che si intrecciano alla vena realmente poetica dell’autore, che pur si evince nei passi di un manoscritto più lungo. La Poesia, in ogni caso, ovunque la si trovi (forma artistica e non), nasce dal Sentimento: non esiste Poesia senza emozione! Sfido chiunque a confutare questa tesi. Chi crea una “poesia” a tavolino, come fosse un documento contabile, in quel momento non può definirsi a ragione un Poeta. A tavolino è soltanto possibile migliorare la forma dell’opera, renderla più musicabile e gestibile.